lunedì 15 marzo 2010

The Descent: Part 2. La rat-censione

Titolo: The Descent: Part 2
Anno: 2009
Regia: Jon Harris
Sceneggiatura: James Watkins, J. Blakeson, James McCarthy
Cast: Shauna Macdonald, Natalie Mendoza


Sono passati due giorni dalla scomparsa delle giovani speleologhe nelle viscere della terra e le ricerche proseguono senza frutto. Quando Sarah, miracolosamente sopravvissuta alla carneficina sotterranea, viene ritrovata viva sul ciglio di una strada, lo sceriffo locale, convinto che la ragazza sia colpevole della morte delle compagne, la costringe a tornare nelle caverne sotterranee insieme a una squadra di soccorso. E bla bla bla creature bla bla sangue a fiotti…

Troppo facile interrogarsi sui motivi della realizzazione di un film come questo: sfruttare la meritatissima fama raggiunta dal gioiellino firmato da Neil Marshall per spremerne il nome fino all’ultimo centesimo. Quindi, bando alla demagogia di rito.
E’ chiaro che, come sequel, il film di Jon Harris fallisce miseramente a tutto campo, limitandosi a riproporre in modo superficiale e grossolano certe facili situazioni del suo illustre predecessore senza comprenderne minimamente le dinamiche. Più che sequel, sarebbe più corretto parlare di bruttissima copia. Lasciamo perdere: il confronto sarebbe fin troppo umiliante.

Anche volendo giudicare questo sequel come standalone, sarebbe comunque impossibile prescindere dagli evidentissimi limiti di sceneggiatura, dalla sconcertante banalità di alcune situazioni, dalla risibile caratterizzazione dei personaggi e, in fin dei conti, dalla domanda fondamentale che sorge implacabile fin dai primissimi minuti: perché? Perché mai Sarah dovrebbe accettare di tornare là sotto, dopo tutto ciò che è stato? Ed ecco arrivare subito l’inattaccabile spiegazione: amnesia, of course! E il povero spettatore cosa dovrebbe ribattere? Se si è dimenticata di essere appena riemersa da un lago di sangue, cosa può farci lui? La situazione è risolta in modo talmente frettoloso e superficiale da risultare priva della benché minima credibilità.

Vogliamo crederci? Vogliamo accettare il fatto che, nonostante ciò che ci viene mostrato alla fine di The Descent, Sarah sia sopravvissuta? Vogliamo chiudere un occhio e mezzo di fronte a un paio di altre voragini nello script, fin troppo palesi fin dai primissimi minuti? (Per chi ha visto: ma quel cane terrorizzato, da cosa scappa? Eh? Da cosa, che gli uomini talpa stanno 30 metri più in basso? E quella miniera abbandonata, da dove diavolo spunta fuori?) E sia, chiudiamo, accettiamo e immergiamoci nuovamente nelle viscere della terra accanto ai poveri malcapitati di turno. E, ovviamente, assistiamo al prevedibilissimo massacro, che si svolge senza alcun tentativo da parte del regista di creare empatia nei confronti delle vittime sacrificali. Proprio quell’empatia che aveva giocato un ruolo così profondamente decisivo nel film di Marshall, permettendoci di vivere l’angoscia e la disperazione delle quattro protagoniste sulla nostra stessa pelle, qui è totalmemnte assente, sacrificata sull’altare dello sgozzamento rapido e del sangue facile. Non che nel primo Descent il regista avesse lesinato con il sangue, anzi. Ma se per Marshall il sangue era inevitabile e dirompente esplosione di una tensione accumulatasi nell’arco di terribili minuti di attesa, Harris non vede l’ora di immergervisi e di sguazzarci allegramente, poiché, di fronte alle sue pupille che brillano di $$$, ettolitri di sangue=indicibile orrore. Sappiamo benissimo che non funziona così, vero mr. Harris?

E così, uno dopo l’altro i nostri impavidi eroi cadono inermi sotto i colpi dei mostrazzi, senza lasciare nulla di sé tranne le straziate carcasse. Ok, un paio di scene da “balzo sulla sedia” ci sono, non posso negarlo, ma trattasi di facili giochini dal successo assicurato: spengo la luce, aspetto un pochino e zac!, mostrazzo che spunta dal nulla. Effetto assicurato. Purtroppo sono poche e fatte nemmeno tanto bene, e vengono rapidamente rimpiazzate dalla pochezza del tutto.

Davvero, non saprei cos'altro dire. Lasciate perdere, guadagnerete due ore di vita.
Solo altre tre cose sulle quali è impossibile tacere (attenzione: spoiler in agguato. Di norma li evito, ma se qualcuno avesse disgraziatamente visto questa porcheria, magari si fa un paio di risate col sottoscritto):
1 – Il personaggio dello sceriffo. Non so nemmeno da che parte cominciare, forse dalla saggia decisione di ammanettarsi a Sarah? Eh be’, un vero dritto!
2 – L’incontro con la sopravvissuta Juno, trasformatasi nell’arco di due giorni in una moderna e sotterranea versione del miglior John Rambo d’annata. Priceless.
3 – Il finale che, dopo aver orribilmente scimmiottato, anzi, ricalcato, quello (falso) del predecessore, fa sorgere di nuovo, implacabilmente, la terribile domanda: ma perché?

4 commenti:

Elvezio Sciallis ha detto...

Sì sì, sta robaccia è una vera voragine logica...
Forse mi hai donato la chiave di scrittura per la recensione, prossima settimana...

Re Ratto ha detto...

In realtà avrei voluto scrivere una recensione più dettagliata (non approfondita, perché dubito che si possa approfondire qualcosa di questo film), ma ogni volta che provavo a buttare giù qualcosa scivolavo inevitabilmente nello spoiler.
Poco male, vorrà dire che ci penserai tu a sviscerare ulteriormente questa semi-pellicola.

Alex McNab ha detto...

Non mi aspettavo di certo un capolavoro, ma la tua recensione lascia intravedere vera e propria cloaca :(
Mi sa che seguirò il tuo consiglio e lo eviterò come la peste.
Peccato perché The Descent è uno degli horror più belli che ho visto in questi ultimi anni.

Re Ratto ha detto...

Nemmeno io mi aspettavo chissà cosa, anche perché credo di non aver ancora letto una critica positiva sul film.
Il vero problema è che questo non è un sequel, o almeno lo è solo di nome. In realtà sarebbe più corretto parlare di remake, perché alla fine è quel che fa Harris: riprendere in modo del tutto superficiale alcune situazioni presenti nel film di Marshall, sciacquarle con un altro po' di sangue e budella e sbattertele nuovamente sul piatto. Peccato che per strada si sia perso tutto ciò che ha resto The Descent un grande horror.
E se qualcuno riesce a dare una parvenza di senso logico al finale gli offro una, ma che dico, crepi l'avarizia, due birre!